Vino, cybullismo e femminismo.

Il caso Ziliani VS Donadoni.

Blue Monday  2021. 

Il blue monday è il primo lunedì dell’anno che di solito è il lunedì più triste dell’anno, si torna a lavoro dopo un mese di scorribande e banchetti con amici e famigliari, un mese di celebrazioni e felicità.

Non quest’anno.

Quest’anno il primo lunedì dell’anno non è sembrato poi così triste, è più l’alba di una nuova era, l’era del vaccino, la fine di una pandemia, la sconfitta del flagello del covid19.

Un lunedì in cui tutto sembrava possibile e regnava il buon umore.

Sembrava tutto così armonico che la mia vocina interiore ha sentenziato: “mmm ti senti felice e spensierata, qualcosa di tremendo sta per succedere.”

Si è un pò paranoica la mia vocina interiore, fastidiosa quanto necessaria, come la paura.

La mia vocina non si sbagliava.

Per il mondo del vino il blue monday 2021 è stato un lunedì di indignazione.

Perchè?

É scoppiato il caso Ziliani VS Donadoni.

Mi sembra strano che non sapete di cosa sto parlando, comunque ecco la mia versione dei fatti.

Franco Ziliani, blogger di vino al vino, ha scritto due articoli di graffiante critica nei confronti di The Italian wine girl aka Laura Donadoni, che si è indignata e lo ha accusato di cyberbullismo.

Ziliani ha fatto una critica lecita con modalità malsane e tossiche per poi perseverare nel suo delirio sfociando nel cyberbullismo.

Negli articoli, si perchè Ziliani  ne ha scritti diversi, tutti ancora live e potete leggerli per farvi un idea, parla di Laura come una donna che non sa nulla di vino che è un incompetente per di più troppo magra.

Ziliani non è la prima volta che scrivere articoli polemici e diffamatori verso donne del mondo del vino in particolare quelle presenti suI social e che hanno blog.

In ogni articolo ci ricorda che sono  36 anni che studia, scrive e parla di vino e che solo chi come lui ha cotanta conoscenza sulla materia ne può parlare.

Mi domanda come abbia iniziato lui  36 anni fa, ci scusiamo noi  millennials che non eravamo presenti se all’epoca non c’erano i social e la gavetta andava fatta con il giornalino della scuola, della parrocchia e del comune ma che abbiamo colpa noi se ora tutti hanno uno smartphone e possono divulgare le loro idee?

Sono sicura che ai sui bei tempi, soprattutto agli albori della sua carriera anche lui ne avrà dette di cavolate e scritto qualche castroneria sul vino e non solo, ma non essendoci la rete non avrà avuto il piacere della pubblica gogna, ma il privilegio di sbagliare, imparare e crescere lontano dalle sterili critiche di blog di nicchia.

Mi è stato insegnato che gli anziani vanno rispettati, che sono saggi e che ci possono insegnare sempre qualcosa ed è vero: con questi articoli sto capendo la persona che non voglio essere.

Ziliani si descrive come uno dei pochi baluardi di giornalismo disinteressato, un esperto di vino, ma umile perché c’è sempre da imparare, anche se sono 36 anni che bazzica l’ambiente, ve lo aveva già accennato? 

Per intenderci il signorino ha iniziato a muovere i primi passi nel mondo del vino nel periodo dello scandalo del vino al metanolo, che in Italia causò 23 morti e poco dopo l’uscita di Un compleanno da ricordare (Sixteen Candles) film adolescenziale che nel 2018 la stessa protagonista, Molly Ringwald ha definito sessista e misogino, proprio come Ser Ziliani si sta dimostrando, nonostante i suoi 36 anni di esperienza sul campo.

Ah si, dimenticavo di dirvi che ha anche detto di essere lui la vera vittima in questa faccenda, ma andiamo per gradi.

Perchè Ziliani dice che Laura è incompetente?

Perchè  ha letto il suo articolo: Ageing Italian white wines? Yes you can, here the grape varietis to look for… , di cui cita solo alcuni paragrafi senza  nessun link di rimando come è solito fare con gli articoli e blog dei sui sostenitori/amici. 

Fortuna che si definisce un.. aspettate che cito: 

..con il sottoscritto e larga parte dei giornalisti che i loro articoli, i loro post, le loro recensioni, segnalazioni, ecc le fanno a titolo totalmente gratuito. Perché facciamo informazione, libera, non facciamo marchette, non facciamo promozione. Perché facciamo giornalismo, e io lo faccio, senza padroni, dalla parte dei lettori. Per servire i lettori, miei unici “padroni”.

 tratto da :Wine influencer donne e comunicazione: con le cosce e le tette o con reale conoscenza di cosa è il vino? Articolo di Ziliani sul blog vino al vino del 20/09/2020.

Non sono una giornalista ma se non sbaglio un giornalismo disinteressato al servizio dei  lettori, chissà se anche le donne lo possono leggere i suoi scritti, dovrebbe cita tutte le fonti giusto?

Ma magari mi perdo nel mio delirio di “isterica suffragetta vetero femminista” con direbbe il Signor Franco.

Tornado all’articolo di Laura, che ho letto per intero, devo ammettere che la parte sugli zuccheri, l’invecchiamento e il “linoleum in qualche Borgogna invecchiata” mi ha lasciata un pò perplessa, molto perplessa in verità, ma nel complesso è un articolo scritto per incuriosire il mercato americano in merito ai nostrani vini bianchi, c’è anche una foto del verdicchio di Villa Bucci, e non mi dispiace per niente come vino.

Per amor del vero Laura dovrebbe approfondire alcune tematiche vinarecce , magari fare quattro chiacchiere con un enologo;  in fin dei conti non si finisce mai di imapare, in questo sono d’accordo con il Signor Ziliani, ma bisogna ammettere che Laura Donadoni non è solo una donna è un imprenditrice, la  sua azienda ed il suo progetto porta realtà italiane all’estero, genera fatturato e lo fa senza insultare nessuno.

The Italian Wine Girl è un blog per gli Stati Uniti D’america: cioè per gli americani che  pensano che  gli spaghetti con le polpette sia il primo più italiano che ci sia, quindi non sorprende che il suo sia un linguaggio molto semplice che racconti cose per noi italiani ed italiane scontate, come per esempio che non si guarnisce un piatto di spaghetti con delle polpette o che un lambrusco, di solito, non invecchia quanto un Nebbiolo.

Ziliani parla ad un pubblico esclusivamente italiano, formato, anzi informatissimo, sarcastico che vede il vino con argomento elitario appannaggio di poche figure istruite,di solito di sesso maschile, questa è la sua nicchia,o almeno questo è quello che percepisco dai suoi scritti,  e se così fosse è un pubblico con il quale non voglio simpatizzare e che non mi interessa di toccare.

Siamo oneste non ci possono stare simpatici tutti, e non ho carenze affettive, come direbbe Ziliani, da dovermi tenere tutti vicino; chi vuole solo offendere  e fare la voce grossa e l’omo padrone della situazione per me non è degno neanche di baciarmi la cellulite.

Non fraintendetemi, non sto dicendo che non bisogna commentare, le critiche costruttive sono sempre ben accette, sparare a zero solo per fare polemica è poco elegante e mi infastidisce.

Nel suo primo articolo di altissimo giornalismo senza padroni dedicato a theitalinwinegirl il nostro giornalista senza macchia e privo di pregiudizi sessuali non chiama mai Laura sommelier, wine expert, blogger, sempre e solo una donna, anche troppo magra.

Ahimè per parlare di vino bisogna raggiungere un certo peso forma.

Io il mio l’ho raggiunto in quinta elementare ma di successo nel mondo del vino, ancora nulla, mi devo vergognare?

Pensavo che dopo il Me Too, dopo le denunce di molestie e sessismo all’interno della Court of master Sommelier  di ottobre fosse chiara cosa dire o non dire di una donna quando si parla di lavoro.

Mi sbagliavo.

In che modo il fatto che si sia preso o perso peso possa influire sulle capacità di scrivere, di scrivere di vino o di assaggiare vino, o in generale influenzare un lavoro non legato al fitness devo ancora capirlo.

Poi scusate ma, per parlare di vino bisogna essere piacenti?

Perché quando si parla del lavoro di un uomo non viene mai detto un uomo sommelier, ma solo un sommelier?

Se si tratta di una donna è sempre una donna sommelier, ma è così strano che una donna sia anche altro oltre al suo sesso?

Essere donna è la cosa meno straordinaria di me, e di ogni altra donna, nata fisiologicamente tale e felice di esserlo, proprio perché non lo abbiamo scelto ci è stato donato, insieme al partorire con dolore , al dover essere sempre all’altezza, belle, sorridenti, eleganti, e tutte quelle etichette che di volta in volta ci attaccate.

Perchè siamo più noi donne ed esponenti del mondo LGBT in generale ad indignarci?

Perchè siamo le categorie più colpite; pensateci bene avete mai letto, visto o sentito di un uomo etero in una posizione di potere giudicato solo per il suo aspetto fisico o per il peso?

Io ci ho pensato e mi è venuto in mente Trump, ma non è italiano, quindi mi sono concentrata su un italiano e…

Ah si, forse Ferrara nel Giudizio Universale secondo Benigni, che fa tristemente ridere anche 26 anni dopo, ma quella era satira, tutt’altra storia.

E vino al vino non è un blog di satira.

Quindi facciamo un piccolo ripasso insieme e tiriamo le somme.

Se venite giudicati o giudicate discriminate/i in  campo sociopolitico, culturale, professionale, o semplicemente interpersonale per il vostro sesso, come nel caso del primo articolo :Altro che Maroni e Gardini, la vera immaginifica del vino è l’Italian wine girl! si tratta di sessismo e non è tollerabile e in alcuni casi e anche possibile fare denuncia.

Se denunciate o parlate di un comportamento che trovate scorretto, chiedete aiuto e in tutta risposta l’accusato mette in atto comportamenti violenti e intimidatori si  tratta di bullismo e/o cyberbullismo, se queste violenze e accuse avvengono tramite web.

Negli articoli successivi la wineblogger viene definita isterica, priva di senso dell’umorismo che non se la dovrebbe prendere perchè: “per reagire in maniera tanto scomposta, isterica, furibonda, irrazionale, ad un articolo dove non ho assolutamente sostenuto che è obesa, brutta, storpia, pelata, che ha costumi leggeri o è bisessuale” 

 Io, non so neanche dire quante cose sbagliate ci sono in questa sola frase, quindi mi e vi domando: “Sopportereste che qualcuno scriva questo di voi o di una persona  a voi cara? Dopo che ha detto che non capite nulla e che siete incompetenti?”

Io non riuscirei a leggere rimanendo in silenzio, non è questo il caso ne il momento per ignorare la cosa.

In finale conclude:”e ci sono gli estremi per parlarne in altra giudicherà oggi il mio avvocato, a Mrs. Donadoni” che a me suona vagamente intimidatorio, non so a voi.

Tutto questo perché Laura in un video ha proposto una modalità di comunicazione del dissenso più gentile.

In conclusione io sono solo una donna, obesa e sommelier, che ancora in pigiama il giorno dell’epifania mangiucchia il croccante che le ha portato la befana, riflettendo sul fatto che non sono 36 anni giornalismo  enologico che rendono un uomo decente, rispettabile e di valore.

Se lavori per più di 30 anni con le parole, la comunicazione e la divulgazione e questo è il risultato non abbiamo lo stesso concetto di cultura e come ha detto Alexandria Ocasio Cortez il  23 luglio 2020 al Congresso in risposta al senatore repubblicano Ted Yoho che l’ha chiamata:fucking bitch:

“Questo tipo di linguaggio non è nuovo. Non si tratta di un incidente isolato. Ho sentito certi commenti nei ristoranti dove ho lavorato,in metropolitana a New York. E’ culturale E’ una cultura di mancanza di impunità, di accettazione di violenza e linguaggio violento contro le donne.C’è un’intera struttura di potere che supporta questo sistema.

“Non rende un uomo decente  avere una moglie o delle figlie gli ha detto, ma trattare gli altri con dignità rende un uomo decente.”

Discorso completo fatto da Alexandria Ocasio-Cortez 23-07-2020 fatto al congresso

Se vuoi rimanere sempre aggiornata/o sui contenuti che produco e approfondire il  mondo del vino, seguimi su instagram e facebook.

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